Insetti di specie invasive in crescita: un problema per salute e biodiversità

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“Alieni senza confini” è il tema al centro dell’incontro che si è svolto a Trento, nell’ambito del 14°Festival dell’Economia, organizzato dalla Fondazione Edmund Mach con i massimi esperti a livello internazionale.

Protagoniste del confronto sono state le specie di animali – a partire dagli insetti come cimici e zanzare – trasportate dall’uomo intenzionalmente o accidentalmente al di fuori dei loro areali naturali: specie, non autoctone, che grazie alle attuali dinamiche globali, si muovono liberamente oltre i confini nazionali, alterando le componenti ecologiche dei sistemi agro-ambientali, causando problemi sia nei settori produttivi -agricoltura e turismo in particolare- sia in un’ottica paesaggistica.

Moderato dal presidente FEM, Andrea Segrè, l’incontro ha visto intervenire Piero Genovesi, responsabile del Servizio Coordinamento Fauna Selvatica di ISPRA e Chair dell’IUCN Invasive Species Specialist Group, Nikolaos Stilianakis, ricercatore presso il Joint Research Centre della Commissione Europea e professore alla Erlangen-Nurnberg Medical School (Germania), Annapaola Rizzoli, dirigente Centro Ricerca e Innovazione ed il ricercatore FEM, Alessandro Gretter.

Last update was on: Novembre 28, 2019 2:48 pm

Le specie aliene – secondo quanto emerso durante l’incontro – sono in crescita esponenziale in tutti i gruppi tassonomici, in tutti gli ambienti e in ogni regione del mondo, causando crescenti impatti alla biodiversità e al nostro benessere. “I dati scientifici raccolti negli ultimi decenni -ha rilevato Piero Genovesi- dimostrano che le invasioni biologiche sono tra i principali fattori di perdita di biodiversità e rappresentano la prima causa di estinzione di specie animali al mondo. Inoltre le specie aliene invasive hanno effetti drammatici sulla la vita di molte comunità, soprattutto nelle aree più vulnerabili del mondo, con impatti anche sulla salute delle persone determinando costi di centinaia di miliardi di euro”. Per questo è urgente adottare stringenti politiche di biosicurezza e promuovere comportamenti più responsabili da parte dei diversi settori della società.

“I processi dei cambiamenti ambientali globali, come i cambiamenti climatici, hanno forti impatti sulla salute dell’uomo- ha evidenziato Nikolaos Stilianakis-. Molte malattie infettive sono altamente sensibili alle condizioni ambientali. Le malattie infettive coinvolgono l’uomo in un “ecosistema” costituito da un ospite, da un agente patogeno, da fattori ambientali e da alcuni vettori di sistemi e di specie di riserva non umana”.

Annapaola Rizzoli ha spiegato che la FEM, membro del consorzio scientifico internazionale ZikAlliance, è in prima linea nello studio, soprattutto, delle zanzare vettrici di patogeni. Ha presentato anche l’unità di ricerca mista appena costituita  con FBK denominata  Epilab che studia le malattie trasmissibili che, per quanto riguarda le malattie da vettore, avrà il compito di quantificare sia il rischio sanitario associato alla presenza di zanzare vettrici di patogeni, sia l’eventuale diffusione degli stessi mediante modelli matematici e statistici. Nello specifico, le zanzare studiate sono la zanzara comune (Culex pipiens), le zanzare invasive (Aedes albopictus e Aedes koreicus) e le zanzare potenziali vettrici di malaria (Anopheles spp.). Lo studio a San Michele riguarda l’ecologia della specie e le relative arbovirosi con valutazione del rischio per creare modelli previsionali e mappe di rischio, sostenendo gli enti e le autorità provinciali nell’elaborare linee guida e strategie di controllo e prevenzione. FEM, inoltre, è stata individuata come referente principale (in collaborazione con FBK, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, Fondazione Museo Civico di Rovereto, MUSE) per lo sviluppo delle linee guida provinciali per il controllo e il monitoraggio della zanzara tigre nella Provincia Autonoma di Trento.

Occorre puntare sulla prevenzione di nuove introduzioni, ma anche sul tempestivo rilevamento ed eradicazione dei nuclei introdotti, e solo quando questo risulti inattuabile, considerare l’attivazione di interventi permanenti di controllo della specie.

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